the queen of polka dots : ° Yayoi Kusama °

Dobbiamo dimenticare noi stessi attra­verso i pois! Dobbiamo perderci nel fiume senza fine dell’eternità”.

Yayoi Kusama, ora ottantenne, rimane una delle figure più eccentriche e sfuggenti del mondo dell’arte contemporanea. La sua produzione attraversa correnti artistiche diverse, dal Surrealismo, all’Espressionismo astratto, dal Minimalismo, all’Art Brut, dalla Pop Art, alla Land Art e persino lo Psichedelismo.

Dallo studio della pittura giapponese Nihonga, che le conferisce grande rigore formale, al trasferimento negli anni ’60 a New York, palcoscenico di grande libertà e sperimentazione artistica.

La sua arte si trasforma in tele chilometriche e performance provocatorie, dove i famosi pois diventano il leit motiv di tutti i lavori, riconoscibili anche per l’utilizzo di reticoli, specchi e tutto ciò che mette in crisi la percezione dello spettatore. Il suo spirito inquieto emerge in opere che generano da una parte un vissuto giocoso, dall’altra un senso di smarrimento.

Ma è scavando nel suo vissuto più remoto che troviamo la chiave interpretativa del suo percorso artistico. Fin da piccola Yayoi soffre di disturbi ossessivo-compulsivi e allucinazioni plurime dovute a perpetrate violenze domestiche. Durante una crisi, all’età di 12 anni, il motivo a fiori rossi di una tovaglia da tavola comincerà a riprodursi all’infinito nella stanza, popolando da allora in poi il suo universo in modo ossessivo.

Un giorno stavo guardando il disegno floreale di una tovaglia… quando mi resi conto che il soffitto, le finestre e le pareti, l’intera stanza ed il mio corpo e l’intero universo erano ricoperti dallo stesso moti­vo. Ebbi la percezione di essere entrata in uno stato di oblio, fluttuando nel tempo infinito e nello spazio assoluto…

Kusama: Princess of Polka Dots

I pois di Yayoi Kusama sono un simbolo gioioso di infinito ma anche perdita dell’orientamento. L’ artista giapponese li ha ripetuti per decenni come un mantra, proponendoli incessantemente su carta, tela, pareti, specchi e corpi nudi.

Anche se la sua opera è varia e irregolare, i suoi migliori lavori sono una serie continua di quadri chiamati “Infinity Nets” che possono essere considerati tra i dipinti visivamente e concettualmente più provocatori e complessi ad essere stati creati ad oggi.

Da lei descritti come dipinti “without beginning, end, or center. The entire canvas would be occupied by [a] monochromatic net. This endless repetition caused a kind of dizzy, empty, hypnotic feeling.

Prodotti dal 1953 al 1961, appaiono a prima vista come espressioni sottomesse alla pittura minimalista, ma una loro lettu­ra prolungata ne rivela il loro carattere maturo, prima vera espressione dello stato psicologico anarchico dell’artista.

Questa ripetizione infinita ha causato una sorta di vertigine, vuoto, sensazione ipnotica.

“Mentre ero intenta a dipingere mi accorsi che la rete stava invadendo la mia scrivania. Esclamai “Oh, mio Dio!”; e così alla fine, mi ritrovai a dipingere sul pavimento. E poi un giorno, al mio risveglio, trovai la finestra ricoperta da una rete rossa. Dissi: “E questa cos’è?”, e andai alla finestra, e la rete mi coprì la mano. La rete era dappertutto, arrivava fino al soffitto. Quando guardai i mobili, vidi che erano tutti coperti dalla rete. L’intera stanza era coperta da una rete rossa.”
“Yayoi Kusama with Midori Matsui” – 1998

Negli Infinity Net è palpabile il grande lavoro dell’artista che spesso si priva di ore di sonno per terminarli, creando uno spazio in cui realtà e irrealtà si fondono. Spesso Yayoi Kusama si fa fotografare insieme a queste tele, indossando abiti con texture e colori simili per annientare se stessa, per fondersi direttamente con la propria opera in un gioco infinito di produzione e riproduzione, ma allo stesso tempo rivendicando la propria opera e dominandola.

Per Kusama un punto rappresenta il suo essere, circondato da “una rete bianca nichilista” che “lega le accumulazioni astronomiche dei ‘polka dots’ ” e “trascina nell’oblio me stessa, gli altri ed ogni cosa dell’universo”.

Yususke Nakahara ha definito questo tipo di arte di Kusama “Hanran”, che (a seconda del carattere con cui è scritto) significa insurrezione e/o inondazione.
Negli Infinity Nets l’identità è inondata e il gruppo cancellato. Il punto fondamentale in questo rapporto fra rottu­ra e legame è la rete invisibile della so­cietà.

Queste “reti” sono fatte da elementi posti singolarmente ma in un sistema di collegamenti dall’andamento curvo e dal cambio di direzione. La loro costruzione ruota intorno a dei punti di tensione e rilascio che si gonfiano e sgonfiamo attraverso la pittura.

Queste reti ricordano l’andamento di un fiume, il suo scorrere, il suo cadere, la sua direzione mutevole e lo scintillio della sua superficie. Il punto cruciale di queste opere è lo scambio tra la matericità della rete dipinta e lo spazio pittorico retrostante o catturato nella rete. Il risultato è un disegno che non è né casuale né sistematico.

Racchiude in sé tutti gli elementi che caratterizzano l’arte di Kusama “Infinity Room“:

dai pois ai colori all’ossessione per l’infinito, fino alla passione per gli specchi. E’ uno spazio buio rivestito di specchi e tempestato di luci tonde colorate che lampeggiano e si riflettono creando un mondo psichedelico, dove non e’ semplice ritrovare la via d’uscita; proprio come nella vita. In costante lotta tra luce e buio.

L’intento della sua arte è quello di condurre un’indagine sul concetto di percezione del cosmo e di infinito, oltre che un inno alla bellezza della vita. I suoi giganteschi fiori dai colori vivi e brillanti intendono esprimere il senso di rigenerazione, di crescita e transizione propri del ciclo naturale. I pois, invece, una forma di smaterializzazione paragonabile ai palpiti del cosmo, ai movimenti dei corpi celesti.

Kusama continua ad esplorare il concetto di infinito con le “Infinity Mirror Room”, passando dalla superficie bidimensionale delle tele ad un ambiente di riflessione speculare, dovuto all’effetto caleidoscopico delle superfici specchianti che genera uno spazio inesauribile; il corpo viene frammentato dalle pareti a specchio e riprodotto all’infinito.

Kusama: Made Up – The Gleaming Lights of the Souls, 2008

“…Io, Kusama, sono la moderna Alice nel paese delle meraviglie. Come Alice, che è passata attraverso uno specchio, io, Kusama, (…) ho aperto un mondo di fantasia e libertà… Anche voi potete unirvi alla mia danza avventurosa di vita”

GV 



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