Jung Lee

Installazioni luminose su paesaggi desertici e sterili, quasi ancestrali, questa la performance dell’artista coreana Jung Lee ispirata dalla lettura di “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes.

Un vocabolario che comincia con un “abbraccio” e prosegue con “cuore”, “dedica”, “incontro”, “notte”, e “piangere” in cui Barthes interviene con il suo sottile ingegno di linguista a collezionare tutti questi discorsi spuri in un unico soliloquio. Per il grande pensatore francese l’amore è un discorso sconvolgente ed egli lo ripercorre attraverso un glossario dove recupera i momenti della “sentimentalità”, opposta alla “sessualità”, traendoli dalla letteratura occidentale, da Platone a Goethe, dai mistici a Stendhal. Si realizza così un repertorio suffragato da calzanti riferimenti letterari e da obbligati riferimenti psicanalitici sul lessico in uso nell’iniziazione amorosa.

Ecco l’artista coreana trasformare parole dolci e frasi clichè sui temi dell’amore e dell’odio, sentite in televisione, al cinema o trovate su internet, in segni luminosi al neon come le insegne che invadono le città.

GV



One Comment

  1. retro jordans wrote:

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