Dfriday: “Keith Haring. Extralarge”

Dfriday – appuntamenti per il weekend:

“Keith Haring. Extralarge”

Dove: Ex Chiesa di San Francesco. Udine

Data inizio: 02-09-2012

Data fine: 15-02-2013

“L’arte vive attraverso l’immaginazione delle persone che la guardano. Senza questo contatto, l’arte non esiste. Ho scelto di diventare un produttore di immagini del XX secolo e ogni giorno cerco di capire le responsabilità e le implicazioni che questa scelta comporta. È diventato chiaro per me che l’arte non è un’ attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi, ma esiste per tutti noi, ed è questo che continuerò a fare”.

Keith Haring è stato uno degli esponenti più singolari del graffitismo di frontiera, emergendo dalla scena artistica newyorkese durante il boom del mercato dell’arte degli anni ottanta insieme ad artisti come Jean-Michel Basquiat e Richard Hambleton: i suoi lavori hanno rappresentato la cultura di strada della New York di quel decennio.

Nato nel 1958 in Pennsylvania approdò in seguito a New York per specializzarsi negli studi. Capace di confrontarsi con pittura, performance, installazioni e collage, anche grazie al suo impegno sociale, Haring divenne, e resta, una formidabile icona della cultura contemporanea.

La città e la vita sono stati i suoi temi preferiti. Haring ha incominciato riempiendo i vuoti dei manifesti pubblicitari nelle stazioni della metropolitana. La sua bomboletta bianca, stagliata sul fondo nero come il gesso su una lavagna, disegnava, con incredibile talento grafico bambini radianti , cani, televisori con le gambe, donne incinte e, in generale figure concepite come un inno alla vita e animate da un ansioso horror vacui. Il suo stile si è poi evoluto con l’ingresso nei piani alti del mondo dell’arte, per i quali ha dipinto su tela, su terracotta, su tavola, su legno, adottando talvolta colori accesi in luogo del preferito bianco-nero. Dopo essere risultato positivo agli esami per l’Aids il suo messaggio è diventato più tragico, spesso venato di toni moralisti ma ancora più spesso votato a opere di grande impatto sociale. Il suo linguaggio è semplice e sintetico, anche se mai semplicistico e capace di assommare influenze che vanno da Matta a Twombly, dalla scrittura automatica surrealista al gestualismo di Pollock. L’artista ha dichiarato: “Quello che a me interessa è che i miei disegni potrebbero espandersi su qualsiasi superficie, i miei disegni potrebbero essere disegnati su qualsiasi supporto o materiale, come i geroglifici egizi, i pittogrammi maya o indios”. La grande capacità comunicativa di Haring, in grado di collegare il mondo dell’arte più snob ai sobborghi malfamati delle città, ne ha indubbiamente fatto il simbolo di una generazione cresciuta al momento della liberazione sessuale, delle droghe, della musica pop, del benessere televisivo e pubblicitario, resa vulnerabile da un’assimilazione imprudente proprio di questi miti.

Esperienza personale, spiritualità, società dello spettacolo: ecco la mirabile sintesi che ha mosso Haring nel comporre la serie The Ten Commandments che Gianni Mercurio, in collaborazione con Bianco&Nero, porta nella Chiesa di San Francesco a Udine accompagnata dall’altro grande capolavoro, The Marriage of Heaven and Hell.

Con The Ten Commandments ci troviamo di fronte al coraggioso urlo di dolore, all’indignazione per la società delle religioni preconfezionate, del consumo obbligatorio. L’uomo, da protagonista di scelte ed azioni, da soggetto pensante e agente, che è diventato oggetto conteso, strattonato, schiacciato.  Partendo da presupposti di sessualità esplicita (organi genitali, rapporti orali e anali) che lambiscono simboli sacri e profani, egli costruisce un fine dibattito critico che costringe l’osservatore a porsi innumerevoli interrogativi su se stesso, sui propri gusti, su ciò di cui si circonda e su cos’è diventata la religione nel corso di duemila anni. Non vi è nulla di gratuito, perciò pornografico, in questi giganteschi quadri (7,5×5 m) popolati da poche e riconoscibilissime figure stilizzate che raccontano una religiosità distorta, assorbita dal quotidiano, rappresentata per antitesi. Il rosso delle regole e dei divieti, del dogma e della Chiesa, del potere violento e stupratore; il blu di omini schiacciati, manipolati, in completa balìa di schemi ed imposizioni; il giallo che fa da sfondo e rappresenta, per contrasto, la vera luce, la santità al di fuori delle logiche terrene. Figure in costante movimento, come il tempo in cui vivono che brucia tutto in fretta, senza spazio per le pause, le riflessioni, le individualità. (tratto da Concept Store di Omar Manini)

MF



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