Dfriday: “Emilio Vedova. La Vitalità dell’espressione”

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“Emilio Vedova. La Vitalità dell’espressione”

“Alla fine del 1950 passo da una crisi, mi ribello contro tutta la geometria, il rigore dominante dei miei quadri e cerco di far vibrare il mio lavoro in una maggiore spontaneità; ora non mi preoccuperò più di tagliare profili netti, angolature esatte di luce e ombra, ma scaturirà dal mio intimo direttamente luce e ombra, preoccupato unicamente di trasmettere l’immagine senza nessun revisionismo aprioristico”

Dove: Mazzoleni galleria d’arte moderna, Torino

Data inizio: 17 novembre 2012

Data fine: 28 febbraio 2012

Emilio Vedova (1919-2006) è  stato uno dei maggiori espressionisti astratti italiani, maestro indiscusso dell’arte contemporanea, memorabile protagonista di tante Biennali di Venezia, che ha impreziosito con opere d’intensa emotività e spiccata originalità. Nato a Venezia nel 1919 da una modesta famiglia d’artigiani-operai, sin da ragazzo mostra una spiccata inclinazione per il disegno, realizzando una serie di vedute architettoniche della sua città cui ben presto, da autodidatta, associa la pittura, creando (anni ’30-’40) numerose tele dalle figure nero-bianche quali “Autoritratto sullo specchio da terra” e “Crocifissione da dietro” ed altre di maggiore vivacità cromatica come il “Martirio di Isacco“, “Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia“, “Ponte di Rialto“, “La musica“.

Antifascista convinto, nonostante la dichiarata simpatia per il Futurismo, negli anni 1944-45 prende parte alla Resistenza; poco prima, nel 1942, aveva presentato al Premio Bergamo “Natura morta con teschio”, opera che ben esemplifica la sua peculiare gestualità e la sua propensione alla tragicità. Nel 1946, a Milano, è tra i firmatari del manifesto “Oltre Guernica”, per poi fondare, a Venezia, assieme ad altri artisti, la “Nuova secessione italiana” ed il “Fronte nuovo delle arti”, movimenti che assegnano all’arte una marcata valenza sociale, di trasformazione. Nel 1948, con “L’Uragano“, “Il combattimento“, “Il Guado“, “L’Esplosione“, “Morte al sole“, partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, rassegna che lo vedrà spesso protagonista: nel 1952 gli viene dedicata un’intera sala, nel 1960 riceve il Gran Premio per la pittura, fino al prestigioso riconoscimento, nel 1997, del Leone d’oro.

All’inizio degli anni Cinquanta abbraccia l’informale, la pittura segno-gesto-materia, l’espressionismo astratto, proponendosi (è una felice definizione di Giulio Carlo Argan) quale “fratello italiano” di Pollock, De Kooning, Kline: a questo periodo vanno ascritti il “Ciclo della Protesta” e il “Ciclo della Natura“, che trasudano di sofferta concentrazione ed affannosa inquietudine. A partire dai primi anni Sessanta lavora ai “Plurimi“, opere polimateriche che, appoggiate a supporti vaganti, invadono lo spazio ed il pavimento “scoppiando sotto i piedi“, come scrive Bruno Zevi: saranno esposte, a Roma, in occasione d’una delle sue più celebri e provocatorie mostre. D’ora in avanti, Vedova sarà uno dei pochi maestri italiani ad avere ampia risonanza, in vita, oltre i confini nazionali, soprattutto in Germania, dove la sua fortuna sarà grande e ininterrotta, e negli Stati Uniti, dove viene più volte invitato per tenere lezioni nelle università. Costantemente rivolto all’innovazione ed alla ricerca, negli stessi anni realizza, per “Intolleranza ’60” di Luigi Nono, scenografie, costumi e disegni, ovvero lastrine dipinte per proiezioni multiple in movimento in sincrono col suono (dette “musica stereofonica” e “pittura stereovisiva”). La sua attività espositiva, diradatasi negli ultimi anni, annovera importanti allestimenti (quali quelli della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Torino (1996) e del Castello di Rivoli nel1998)  nei cui grandi e magnifici spazi la sua eterna vocazione all'”oltre” trovò degna rispondenza.

La Mazzoleni Galleria d’Arte presenta nelle proprie sale diversi oli su tela di medie dimensioni, che attestano molto bene lo sviluppo della ricerca dell’artista tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, un periodo di ricerche e sperimentazioni: dai primi studi per i Plurimi, fino a giungere al ciclo degli Absurdes Berliner Tagebuch ’64.
Infine, a documentare la crescita della ricerca dell’artista sono presenti due opere del 1986 “Oltre” e “Tondo non dove ‘86”, in cui perimetro del cerchio e la superficie, fatta di accesi contrasti tra il bianco e il nero e violente pennellate di rosso, evocano l’instabilità spazio temporale della vita umana. In occasione dell’esposizione sarà realizzato un catalogo con la riproduzione a colori di tutte le opere esposte e saggio critico del Prof. Francesco Poli.

MF



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